IL PROGETTO SOCIALE

Le attività che proponiamo presentano percorsi di affiancamento alle famiglie, che hanno alcune caratteristiche in comune:

vanno oltre la forma classica del “servizio” e si connotano come interventi individualizzati e finalizzati a confezionare un “abito su misura”;

danno voce e responsabilità progettuale a chi fruisce dell’intervento stesso;

richiamano alla partecipazione attiva di chi si trova nella situazione di difficoltà, promuovendo anche la partecipazione di tutte le persone interessate a trovare una risposta ad un determinato problema di vita.

Possiamo parlare di “Interventi di Welfare Partecipato”.

 

Secondo quest’ottica, la società è concepita come un insieme di relazioni sociali, all’interno del quale ogni realtà sociale emerge da un contesto di relazioni e ne genera a sua volta di nuove.

 

Questa impostazione, rispetto agli interventi “classici” del Servizio sociale basato sul welfare statale o sul welfare liberistico, è profondamente differente e ci porta a ripensare al sociale stesso come ad un intreccio di relazioni in cui l’ente pubblico assieme al privato sociale, ai cittadini e alle famiglie (come unità di base della società) diventano attori con pari responsabilità (seppure con strumenti e con compiti diversi) e con pari diritti, per costruire il benessere individuale e comunitario. Le persone partecipano a costruire il proprio bene, ma anche promuovono una maniera diversa di stare insieme nel sociale.

 

Con un po’ di enfasi possiamo definirlo un nuovo patto sociale basato sulla fiducia e non sulla chiusura, sulla solidarietà e non sulla emarginazione, sul valore del legame e non sulla esclusione del diverso e di chi è fragile.

In linea con l’approccio relazionale al lavoro sociale, gli interventi hanno come protagonisti principali le persone, i cittadini e le famiglie, il mondo dell’Associazionismo, i quali partecipano alla costruzione di questo modello sociale per trovare risposte sia ai propri bisogni e alle proprie fragilità ma anche per proporre un modo differente di vivere il sociale, di vivere nel mondo. Con l’esperienza sul campo, abbiamo imparato che solo con la partecipazione dei diretti interessati l’azione che progetta e promuove il cambiamento può attivare proprio quegli elementi di trasformazione che tanto spesso, quando sono richiesti dagli operatori in maniera verticistica, non producono che condiscendenza, frutto della paura e della ignoranza dei propri diritti .

 

Si rende necessario riconoscere alla persona il diritto a partecipare alla definizione delle proprie scelte, alle fasi di riflessione, di progettazione e di decisione relativamente alla propria vita, anche quando le persone sono in difficoltà, e anche quando tali difficoltà coinvolgono il benessere di un figlio fino a richiedere l’intervento del Servizio pubblico. Anche in questo caso i genitori hanno il diritto di partecipare, per quanto possibile, fatta salva la tutela dei minori e fino a prova contraria, alla definizione delle azioni necessarie al benessere dei propri figli, ma anche per recuperare e fortificare le proprie funzioni e competenze genitoriali e il proprio ruolo sociale.

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