Advocacy Nella Tutela Minori

Referente Advocacy

Marta Todeschini

marta.t@lacasadavatialsole.org

 

Nell’ambito della tutela minorile l’ascolto del minore è fondamentale per la costruzione condivisa di percorsi d’aiuto partecipati, costituendo un dovere etico e in molti casi anche legislativo per gli operatori impegnati al fianco di minori e famiglie.

 

L’operatore di advocacy ricopre la funzione di “portavoce” del bambino o ragazzo nei confronti del  mondo degli adulti, per far sì che chi è tenuto a decidere sulla vita dei minori tenga in considerazione l’opinione dei più piccoli. In altre parole, l’operatore di advocacy aiuta il minore a sviluppare un proprio vocabolario emotivo che gli permetta di esprimere e dare un nome alle proprie emozioni, desideri e bisogni.

 

Principi dell’Advocacy sono:

 

EMPOWERMENT: l’advocacy promuove processi che incrementano l’autostima e il senso di autoefficacia consentendo quindi al minore di riacquistare controllo sulla propria vita e sulle decisioni che lo riguardano;

 

INDIPENDENZA: l’operatore di advocacy agisce in modo indipendente rispetto al processo decisionale e ai servizi; il suo compito non è quello di prendere una posizione, ma di agire a fianco del minore senza conflitti di interessi;

 

APPROCCIO CENTRATO SUL MINORE: il focus dell’intervento è il bambino/ ragazzo con i suoi punti di vista e desideri;

 

RISERVATEZZA: l’operatore di advocacy aiuta il minore a decidere cosa riferire agli adulti e con quali modalità.

 

La Cooperativa sociale “La casa davanti al sole” offre interventi di advocacy nelle fasi di definizione, monitoraggio e verifica di progetti ed interventi nell’ambito della tutela minorile, in particolare nei casi di:

interventi di sostegno e controllo previsti dall’Autorità Giudiziaria;

progetti di affiancamento educativo domiciliare o presso Centri Diurni;

progetti di affido familiare;

collocamento in comunità di accoglienza;

separazione dei genitori;

difficoltà nell’ambito scolastico;

penale minorile.

 

L’intervento di advocacy permette agli operatori dei Servizi di comprendere appieno il punto di vista del minore e per questo definire progetti di aiuto maggiormente realizzabili e rispondenti ai suoi bisogni.

 

La Cooperativa organizza seminari di formazione sul tema dell’advocacy nella tutela dei minori per operatori sociali ed ha introdotto all’interno dei servizi educativi residenziali, in forma sperimentale, la figura del portavoce a disposizione dei minori accolti.

 

SCHEDA PER ATTIVAZIONE SERVIZIO DI ADVOCACY >>

 

 

 

 

 

 

Family Group Conference (riunioni di famiglia)

Referente Family Group Conference

Barbara Boggio

347.9611907

barbara.b@lacasadavantialsole.org

 

 

Lavorare per il benessere dei minori nell’ambito della tutela minorile significa innanzitutto pensare a progetti di aiuto che coinvolgano i genitori e la famiglia allargata, considerandoli protagonisti attivi del percorso di cambiamento necessario a fronteggiare le difficoltà presenti.

Il coinvolgimento della famiglia e delle altre relazioni significative, oltre ad essere un atto dovuto, è requisito fondamentale per la buona riuscita dei progetti di tutela che, se non trovano radici salde nel piano della vita, rischiano di non produrre gli esiti sperati se non addirittura di risultare fallimentari.

Questo ragionamento, condiviso da un buon numero di operatori che si occupano di tutela minorile, porta con sé la domanda cruciale del “come fare?”.

 

Le Family Group Conferences, tradotte in “Riunioni di Famiglia” per il contesto italiano, rappresentano un valido modello di lavoro sociale in grado di valorizzare il sapere esperienziale delle famiglie, promuovendone il reale coinvolgimento nei processi decisionali che li  riguardano.

Consistono in un incontro del gruppo familiare, inteso in senso allargato, con la finalità di definire un progetto di tutela e cura a favore del minore che si trova a vivere una situazione di disagio all’interno della suo contesto di vita.

Questo modello, fortemente diffuso a livello internazionale (Nuova Zelanda e Stati Uniti) ed europeo (Gran Bretagna, Paesi del Nord, Paesi Bassi, Germania, Paesi dell’Est) viene utilizzato in vari ambiti di intervento[,] primo fra tutti la tutela minorile.

 

Alla Riunione di Famiglia partecipano i soggetti che sono vicini alla famiglia e che svolgono un ruolo attivo nell'aiutarla e sostenerla, individuati e invitati dalla famiglia stessa (minore e genitori).

Vi prendono parte i genitori, il minore, la rete parentale, la rete delle relazioni significative (amici, vicini di casa, colleghi), i servizi sociali e altri operatori e soggetti coinvolti nella situazione.

 

L'incontro e il processo di preparazione sono accompagnati da una figura chiamata “facilitatore”, definita neutrale perché non prende parte al procedimento di tutela. Il suo compito è quello di guidare la famiglia e i servizi sociali nel percorso di realizzazione della Riunione di Famiglia affinché risulti un’esperienza efficace e positiva.

Il modello prevede anche il coinvolgimento di una figura chiamata operatore di advocacy che ha la funzione di dar voce ai pensieri, ai vissuti e ai desideri del minore, che troppo spesso rischiano di essere trascurati.

 

Il modello, che si basa sulla pratica buona e facilmente trasferibile di riunire le persone coinvolte nel fronteggiamento di un problema in una riflessione comune, ha trovato diffusione in altri ambiti di lavoro sociale: penale minorile, scuola, separazioni e divorzio, violenza in famiglia.

Alcune sperimentazioni delle Riunioni di Famiglia hanno riguardato anche il contesto italiano dove sono state utilizzate[,] per il momento[,] nell’ambito del penale minorile e della tutela minorile.

Sono in corso esperienze nell’ambito scolastico e dell’affido famigliare.

 

 

 

 

La Casa Delle Famiglie

Il progetto vuole far riemergere, in un momento in cui la scissione e la contrapposizione tra interesse privato e interesse pubblico sembrano irrevocabilmente date, quel filo comune che connette il bene della famiglia con il bene del sociale, per riproporre un legame ritenuto indispensabile alla buona vita per entrambi, famiglia e comunità. In questo progetto, la forma attraverso cui questo legame si esplicita è la solidarietà.

 

 

 

 

 

 

 

Casa delle famiglie -  Varese

Referente Casa delle Famiglie

Barbara Boggio

347.9611907

barbara.b@lacasadavantialsole.org

 

Negli ultimi 10 anni la Cooperativa ha promosso la realizzazione di progetti a valenza comunitaria ponendo al centro della propria attenzione le famiglie fragili, l’auto-mutuo aiuto e la creazione di Reti Solidali tra le famiglie.

Nel corso degli anni, si è sempre più sperimentata l’efficacia di interventi professionali integrati dall’intervento del Volontariato familiare, ponendo al centro non le difficoltà dei membri delle famiglie singolarmente considerate, quanto le loro risorse al servizio del raggiungimento di migliori condizioni di vita personale e comunitaria.

A tal fine si sono avviate esperienze di reti di solidarietà familiare nel territorio della Provincia di Varese e si è promossa la nascita della CASA DELLE FAMIGLIE a Varese, frutto della collaborazione con i Servizi Sociali del Comune di Varese e con l’Ambito distrettuale di Varese.

Il progetto si declina secondo quattro orientamenti d’intervento:

 

luogo di cura: attraverso l’attivazione di servizi cui le famiglie e i ragazzi accedono su invio del servizio sociale pubblico (Centro di terapia multifamiliare - Centro advocacy per adolescenti);

luogo di self help: sede degli incontri di “auto cura” per le persone in situazione di difficoltà che possono aggregarsi autonomamente in gruppi di Auto Mutuo Aiuto (AMA per genitori separati - AMA per genitori con figli allontanati da casa - AMA per genitori con figli interessati da procedimenti penali) e percorsi di promozione della Resilienza;

luogo della solidarietà e della reciprocità (la cura del sociale) in quanto sede della Rete solidale di famiglie che aiutano altre famiglie in difficoltà (Gruppo affido - Gruppo Adulti di sostegno ai giovani neo diciottenni - Gruppo Stranieri, ecc.);

luogo della integrazione tra l’intervento dell’Ente pubblico e del Privato sociale (percorsi di formazione e supervisione condivisi, sperimentazione e condivisione di nuove pratiche metodologiche)

 

Precisamente, nella Casa delle Famiglie di Varese si realizzano  i seguenti progetti ed interventi:

 

Centro di terapia Multifamiliare 
Gruppi di auto-mutuo aiuto 
Servizio di advocacy per adolescenti 
Rete di famiglie solidali (Gruppo A.M.A. Famiglie affidatarie)
Rete integrata tra gli operatori del privato sociale e dell’ente pubblico (formazione, condivisione di interventi)

Alcuni degli interventi sono servizi altamente innovativi e sperimentali, in alcuni casi mai realizzati in Italia, e vengono realizzati grazie al lavoro di operatori formatisi presso i Centri dove sono nate le tecniche proposte. In altri casi il lavoro centrale è svolto dalle figure dei Volontari sociali (famiglie e singoli) che si rendono disponibili all’interno di Reti di solidarietà. Sempre la qualità dell’intervento nasce dalla sinergia di questi due approcci.

 

 

 

 

 

 

Gruppi Auto Mutuo Aiuto

Referente Auto-Mutuo Aiuto

 Camilla Landi

tel. 0331.864329 – 338.5041161

camilla.l@lacasadavantialsole.org

 

 

 

L’Auto-mutuo aiuto è oggi riconosciuto come un importante strumento di promozione della salute e di prevenzione di eventuali difficoltà sociali. I gruppi AMA rivestono un importante ruolo anche nei confronti della collettività e si affiancano ai processi istituzionali dei servizi pubblici di tutela del benessere delle famiglie e, conseguentemente, dei loro bambini. L’approccio dell’Auto-mutuo aiuto trae le proprie basi teoriche dal lavoro sociale professionale e si fonda sulla convinzione che il gruppo racchiuda in sé le potenzialità per promuovere dinamiche di sostegno reciproco tra i suoi membri. Tale convinzione nasce dalla considerazione delle famiglie come carer naturali nelle situazioni di difficoltà e come risorse reali e potenziali per la comunità. L’approccio teorico si fonda sul pensiero che, a fronte di situazioni di problemi di vita complessi, come i disagi familiari e la tutela dei minori, le soluzioni tecniche predeterminate ed erogate dai servizi devono essere integrate da risposte di tipo relazionale che nascono dall’incontro di persone che vivono le medesime condizioni e che, imparando dall’esperienza condivisa, possono sviluppare dinamiche di sostegno naturale orizzontale.

 

Le persone possono, in un gruppo in cui altri condividono stessi problemi o finalità, concretizzare le loro risorse per aiutare, oltre che gli altri, anche se stessi, in un processo di narrazione riflessiva degli eventi. Infatti, attraverso il racconto e la riflessione sulle proprie esperienze (auto aiuto), si condividono con altri informazioni, sostegno e possibili soluzioni “creative” alle difficoltà quotidiane (mutuo aiuto).

 

Il mutuo aiuto è un processo che, accanto alla finalità di risolvere i problemi dei membri del gruppo, si pone gli obiettivi di condividere le informazioni e generare sostegno reciproco. Il mutuo aiuto, oltre che un processo, può anche essere considerato come un risultato in sé ogni volta che i partecipanti al gruppo si rafforzano nelle loro competenze.

 

Caratteristiche dei gruppi AMA è che i membri del gruppo abbiano un denominatore comune, si riconoscano in una comune ragion d’essere o in una finalità o scopo. A partire proprio dalla messa in comune di tali condizioni di vita i membri del gruppo possono instaurare relazioni di sostegno reciproco.

 

I gruppi AMA vedono la presenza di un facilitatore il cui intervento è finalizzato a agevolare la creazione del gruppo e a sostenere le persone nell’appropriarsi dell’arte del reciproco aiuto. Concretamente il facilitatore ha il compito di promuovere l’accoglienza di chi arriva nel gruppo, favorire la comunicazione tra i membri, ravvisare gli eventuali elementi negativi della discussione, sostenere e rendere visibili gli aspetti positivi ed i cambiamenti dei singoli e del gruppo in quanto tale, stimolare e fare memoria dei compiti assunti dai singoli e dal gruppo, valorizzare le competenze di ciascuno favorendo un graduale processo di empowerment.

 

Le tre funzioni principali dei gruppi AMA possono essere riconosciute in:

valorizzare le risorse dei partecipanti;

aiutare i membri a fare uso delle risorse che portano per costruire un ambiente comunitario;

praticare concretamente il mutuo aiuto.

 

Valentina Calcaterra, libro, guida per attivare e facilitare i gruppi di auto-mutuo aiutoE' disponibile il libro Attivare e facilitare i gruppi di auto/mutuo aiuto >>

 

 

GRUPPI A.M.A. PROMOSSI E ATTIVATI DALLA COOPERATIVA

 

Famiglie affidatarie

Famiglie affidanti

Genitori di ragazzi accolti in Comunità

Genitori di ragazzi dei Centri Diurni

Genitori di ragazzi coinvolti nel penale minorile

Progetto Oltre la boa, ragazzi neo-maggiorenni

Caregiver di anziani

Anziani

Gruppo Donne Straniere

 

La Cooperativa sociale “La Casa davanti al sole” sul tema dell’auto-mutuo aiuto collabora proficuamente con l’Associazione di Promozione sociale “Auto-Mutuo Aiuto Varese”, soprattutto in attività di promozione della cultura della reciprocità e mutualità nonché della nascita di nuovi gruppi A.M.A.

 

 

 

 

 

 

 

Scuola

Referente Progetti Nelle Scuole

Noemi Michilini

Tel.  0332 281274

paliequaderni@lacasadavantialsole.org

 

La Scuola, luogo di socializzazione e d’incontro tra le differenze, è anche il primo luogo del sociale che il bambino incontra: qui apprende l’imprinting relazionale e comportamentale che lo renderà un adulto partecipe e consapevole e qui acquisisce la consapevolezza di sé e del proprio posto nel mondo.

 

Nella costruzione di reti tra i differenti soggetti che lavorano nel campo educativo, sono indispensabili l’incontro, il confronto e la collaborazione con la Scuola.

I nostri progetti si articolano in diversi interventi che hanno tre obiettivi:

la socializzazione e l’integrazione all’interno di ogni gruppo classe;

la valorizzazione dei linguaggi e della cultura dell’infanzia;

la condivisione e la collaborazione con i genitori in questo cammino.

 

Finalità ultima è dare un contributo, con la nostra specificità e il nostro linguaggio, alla partecipazione viva dei ragazzi alla vita della scuola.

I progetti si realizzano attraverso laboratori nei quali i ragazzi sono coinvolti attivamente e dove, oltre all’appartenenza a un gruppo in formazione, sperimentano la collaborazione, l’interdipendenza e l’importanza di ogni singolo componente.

A fianco a questo vengono realizzati momenti rivolti agli adulti per invitarli alla partecipazione alla vita di classe, all’incontro reciproco e alla definizione di un Patto Educativo tra genitori e scuola.

 

 

 

La scuola paterna – Una Scuola per Crescere

 

Referente Progetto Scuola Paterna

Noemi Michilini (Varese)

Tel.  0332 281274

paliequaderni@lacasadavantialsole.org

 

 

La scuola paterna vuole essere uno strumento per contrastare forme di forte devianza sociale e di dispersione scolastica, nei casi in cui per il ragazzo sia maggiormente utile un temporaneo allontanamento dal contesto scolastico.

E’ uno strumento per affrontare il disagio dell’adolescente, individuandone le cause specifiche e  costruendo dei progetti mirati individuali e azioni laboratoriali rivolte al piccolo gruppo.

 

Il progetto si rivolge a ragazzi/e delle Scuole Secondarie di primo grado o del biennio delle Secondarie di secondo grado (entro i 16 anni).

Ogni “gruppo studio” è composto da massimo tre ragazzi.

 

Il lavoro si realizza seguendo i seguenti passi:

- Segnalazione da parte della Scuola al Servizio Sociale;

- Individuazione di un referente all’interno delle Scuola;

- Contatto con i genitori e loro coinvolgimento nel percorso;

- Definizione del progetto di Scuola paterna.

 

Per consentire il rientro in ambito scolastico in maniera adeguata, per sé e per la salvaguardia del gruppo-classe, è necessario realizzare un percorso educativo, parallelo a quello didattico, che favorisca l’acquisizione degli strumenti primari relazionali e comportamentali.

I programmi, concordati con la scuola, sono svolti utilizzando linguaggi, strumenti, attività laboratoriali e pratiche che possano rimotivare i ragazzi all’apprendimento e potenziare le loro capacità di espressione, valorizzando le capacità e considerando le difficoltà di ogni studente.

Sono previste uscite sul territorio che mirino alla sperimentazione diretta dei programmi didattici.

 

OBIETTIVI

Promuovere, attraverso azioni di tipo preventivo, di sostegno e riparazione del disagio, l’emergere di nuove competenze che permettano al ragazzo di poter rientrare nel circuito scolastico.

Valorizzare la molteplicità delle intelligenze e dei linguaggi espressivi per potenziare le capacità relazionali, di comunicazione ed espressione dei ragazzi in difficoltà.

Consentire che il gruppo classe non viva con disagio e in maniera distruttiva la presenza di alcuni compagni che necessitano di un intervento particolare.

 

COLLEGAMENTO CON LA SCUOLA E LE ALTRE AGENZIE DEL TERRITORIO

Il progetto si realizza in collaborazione con le Scuole che ne condividono intenti e modalità, con i Servizi Sociali comunali o di Tutela che seguono l’evoluzione del progetto individuale, con i genitori e con i ragazzi stessi che aderiscono al percorso.

 

PARTECIPAZIONE DELLE FAMIGLIE

Alle famiglie viene proposta una formazione e sensibilizzazione su tematiche e bisogni che emergono nel corso dell’anno e la partecipazione a Gruppi di Auto mutuo aiuto, finalizzate al riconoscimento dell’importanza del proprio ruolo educativo.

 

DOVE E COME

La scuola paterna ha luogo presso i Centri Educativi Diurni di via Fermi a Venegono Inferiore e “Pali e quaderni” a Varese, dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 12.

L’equipe è formata da Educatori coordinati da una Pedagogista e da uno Psicologo esperto in Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

I ragazzi seguono il programma ministeriale, con eventuali variazioni concordate con le scuole di riferimento e, al termine dell’anno scolastico, sostengono presso la Scuola l’esame di idoneità all’anno successivo.

In situazioni particolari o di pluri bocciature si valuta con la Scuola la possibilità di preparare più anni in uno.

Sono previsti incontri mensili con i genitori e incontri periodici con gli insegnanti.

 

 

 

 

Mediazione Sociale

 

Referente Progetto Mediazione Sociale

Pino Di Lucchio

tel. 0331.864329

info@lacasadavantialsole.org

 

 

In alcuni contesti abitativi si possono verificare situazioni problematiche di conflitto tra gli abitanti, che potenzialmente possono poi sfociare in situazioni che mettono a rischio la sicurezza dei cittadini oltreché la qualità di vita dei residenti.

Vi è la consapevolezza che queste situazioni spesso siano strettamente connesse a sentimenti di disagio o paura: la mancanza di comunicazione, il senso di isolamento e di paura reciproca, la difficile convivenza di diverse famiglie multiproblematiche sono la cifra di fondo del malessere presente nel contesto e che non sembra trovare quei luoghi "naturali" di mediazione che caratterizzavano nel passato la vita sociale della comunità.

 

Da qui alcune considerazioni di carattere generale:

si tratta di situazioni non affrontabili con gli strumenti classici dei servizi, perché non è possibile intervenire a fronte di un conflitto tra adulti e nuclei familiari di vicini di casa, con puri interventi sanzionatori, né tantomeno con generici inviti alla ragionevolezza;

si ritiene importante comunque un intervento di monitoraggio e di indagine in quanto spesso esistono situazioni nascoste, talvolta tacite, che non emergono se non quando il conflitto ha raggiunto livelli di violenza estrema.

 

In questi contesti si evidenzia la necessità di adottare un approccio complesso in grado di associare ad azioni mirate alla crescita di una cultura diffusa della mediazione e della conciliazione sul territorio momenti più "istituzionali", che prevedano interventi dei servizi della Pubblica Amministrazione.

In queste situazioni l’intento è di promuovere un insieme di azioni che, sostenendo la relazionalità e il senso della comunità, facilitino il rapporto tra le persone e facciano diminuire così il livello di tensione, il senso di insicurezza e timore dell’Altro che stanno alla base della escalation del conflitto.

A fronte di fenomeni che generano sentimenti di insicurezza e conflittualità sul territorio solo un approccio complesso e con la partecipazione di più soggetti può funzionare.

Queste tipologie di interventi vengono realizzati in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, mediante il Laboratorio di Mediazione Sociale e Comunitaria.

 

 

 

 

Area Anziani

Referente Progetto Area Anziani

Camilla Landi

tel. 0331.864329 – 338.5041161

info@lacasadavantialsole.org

 

La condizione di dover garantire assistenza ad un proprio congiunto anziano è di fatto una condizione di vita faticosa che può essere posta al centro della riflessione di un gruppo di auto – mutuo aiuto. A partire proprio dalla messa in comune di tale condizione di vita i membri del gruppo possono instaurare relazioni di sostegno reciproco.

Prendersi cura di un familiare anziano è un’esperienza umana intensa e piena di emozioni contrastanti. Da un lato consente di rendere più profondo il legame con la persona di cui si ha cura, dall’altro significa scontrarsi, spesso in solitudine, con le difficoltà e le fatiche quotidiane dell’assistenza al proprio congiunto.

 

Sapere di non essere soli ci può aiutare: da tale convinzione nascono queste proposte.

 

Gruppi di Auto Mutuo Aiuto per familiari che si prendono cura di persone anziane

È un momento d’incontro tra persone che vivono le stesse difficoltà, dove l’ascolto e il rispetto reciproco aiutano a sentirsi meno soli e più compresi.

Lo scambio di esperienze tra chi vive problemi simili aiuta a trovare strategie utili per affrontare la fatica della cura.

Il gruppo promuove le risorse di ciascuno ed è occasione per imparare dall’incontro e scambio di saperi esperienziali nuove strategie per rispondere ai bisogni dei propri familiari.

Il gruppo, generalmente formato da 8/10 persone, viene accompagnato da un facilitatore.

 

Gruppi di Racconto per gli anziani

Il Gruppo di Racconto risponde al bisogno degli anziani di raccontare le proprie storie di vita.

Grazie al racconto e al ricordo che riemerge, le persone possono ritrovare e valorizzare episodi ed esperienze del passato che hanno lasciato il segno nella propria vita e che possono aiutare a vivere meglio il presente.

Il ripensare e raccontare la propria storia mette in luce capacità e competenze a volte dimenticate e aiuta l’autostima dell’anziano.

Un operatore accoglie e facilita il gruppo.

 

 

 

Validation®

Referente Validation

Barbara Gavardini

tel. 0331.864329

info@lacasadavantialsole.org

 

Il Metodo Validation® è una tecnica di comunicazione a sostegno della relazione con gli anziani affetti da demenza con disturbi dell’area cognitiva e del comportamento. Ha un proprio sistema di classificazione delle varie fasi di disorientamento - I fase, dei disturbi dell’orientamento, II fase, della confusione temporale, III fase, dei movimenti ripetitivi e IV fase, della vita vegetativa - e prevede tecniche specifiche per interventi individuali e di gruppo.

 

Fu sviluppato a partire dal 1963 da Naomi Feil, gerontologa e terapeuta sociale americana.

Il suo contatto continuo con quegli anziani che venivano isolati, perché troppo disturbanti, le ha dato l’opportunità di capire che a nulla serviva trattenerli nel “qui e ora”, cercando di orientarli. Essi, intrappolati in un altro mondo, si difendevano e necessitavano di ascolto e condivisione. La Feil, lavorando con loro, scopriva giorno dopo giorno che l’atteggiamento convalidante generava fiducia e apriva un canale comunicativo, spesso l’unico possibile, sul piano emotivo. Così prese forma questo metodo finalizzato ad un accompagnamento dignitoso del difficile percorso della malattia, fatto di riconoscimento e valorizzazione dell’altro.

 

La sensazione che la vita non abbia più un senso, insieme al ripetersi di incomprensioni, di frequente scatena negli anziani affetti da demenza un desiderio profondo di morte, annullamento, chiusura, disperazione, rabbia (“non capisco più niente, non sono più nulla”). Validation, con l’aiuto delle notizie biografiche, rinforza il ricordo emotivo e propone continuamente parole e gesti che vanno a risollevare il valore della vita vissuta restituendole senso e dignità. Validation, un metodo che riconosce il valore della persona, è dunque accettazione del mondo interiore dell’anziano maleorientato e disorientato, qualsiasi esso sia. E’ un metodo per i grandi anziani, quelli che si trovano nell’ultima fase della loro vita, a volte con un bagaglio di compiti esistenziali irrisolti. Costoro trovano beneficio nell’atteggiamento convalidante perché sentono forte e impellente la necessità di esprimere liberamente bisogni ed emozioni: queste persone reagiscono alla malattia con uno spontaneo meccanismo di difesa.

 

L’atteggiamento spontaneo e l’atteggiamento convalidante

La relazione spontanea con gli anziani maleorientati e disorientati  è molto spesso consolatoria, protettiva: li aiutiamo a non “perdersi”, li riprendiamo e correggiamo se si “perdono”, li riportiamo alla realtà quando se ne discostano, li guidiamo, li rimproveriamo (non sempre dolcemente), li vezzeggiamo con parole infantili, li compatiamo, diciamo loro cosa devono fare e dove devono andare  “… sospinti di qua e di là dove vogliono gli altri …” dice C. S. Henderson. Mettiamo in campo tutte queste azioni spinti da un sentimento che possiamo considerare tra i più nobili: il desiderio di fare del bene, di tutelare, di accudire l’altro in difficoltà. Questo atteggiamento è quanto di più amorevole e premuroso possiamo immaginare. L’ anziano tra l’altro spesso sembra un bambino e ci spinge in questa direzione. Ma la Feil ci propone una visione dell’anziano maleorientato e disorientato che è possibile solo se ci mettiamo nei suoi panni, solo se entriamo in empatia - en-pathos. Si apre così una possibilità per noi, quella di sentire. La nostra visuale cambia. Ci troviamo pian piano a valutare le cose stando di là, dove si trova lui o lei, cogliendo sfumature mai viste prima. Ci chiediamo come reagiremmo noi se, diventati vecchi, con tutta quella fatica, quel lavoro, quelle gioie e quei dolori, quella vita alle spalle, qualcuno ci dicesse “vieni nonno che mettiamo la bavaglia”. Confusi, avvolti dalla nebbia, incerti, presi dal panico, arrabbiati, esausti, presi per mano o trascinati come bambini, quali meccanismi di difesa metteremmo in atto?

 

Come verrà percepito questo nostro impadronirci dell’esistenza altrui? Possiamo forse accontentarci del “tanto non capisce” o “tanto non ricorda”. L’avvicinamento empatico rogersiano - vedere dal punto di vista dell’altro come se fosse il nostro, senza perdere vista il “come se” - permette di dare un grande significato ad un atto quotidiano, quello della cura, altrimenti sterile. Possiamo aggiungere nuove capacità alla nostra professione, possiamo allenarci per diventare empatici, legittimanti, convalidanti. E questo aiuterà anche noi.

 

La Cooperativa “La casa davanti al sole” attraverso la collaborazione con Cinzia Siviero, operatrice e formatrice del Metodo Validation, vuole promuovere la conoscenza del metodo e la formazione degli operatori nella convinzione che Validation sia una proposta che rispetta l’anziano e il malato, accompagnandolo nel suo mondo e consentendogli l’espressione delle sue emozioni, dei suoi desideri più profondi riconoscendo che fanno parte del suo essere, della sua storia e non si possono negare.

 

Interventi:

rivolti alla relazione con anziani affetti da demenza

 

percorsi formativi:

per caregiver familiari

per persone che si prendono cura professionalmente di anziani

via Cavour, 24

21040 Venegono Inferiore

info@lacasadavantialsole.org

tel. 0331 864329

p.iva 01453990127

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